Fasoli Gino: 100 anni di vino biologico e Valpolicella d’eccellenza tra Colognola ai Colli e Tenuta Le Cave

Ci sono giornate che ti restano addosso, come un profumo buono che non se ne va. La nostra domenica a Fasoli Gino, tra le colline di Colognola ai Colli, è stata una di quelle: vendemmia, sorrisi, calici che raccontano storie, e la sensazione di essere entrati in un luogo che non produce solo vino, ma futuro.
Una storia che parte da lontano: La storia di Fasoli Gino
Dal 1925 Fasoli Gino porta avanti un’idea di viticoltura che oggi definiremmo “visionaria”: biologico già dagli anni Ottanta, biodinamica dal 2006, attenzione all’ambiente prima che fosse moda. Un’azienda che ha scelto di rigenerare, e non consumare: hanno salvato le loro terre da un progetto di discarica, trasformandole in vigneti vivi, biodiversi, e in luoghi di ospitalità come Tenuta Le Cave, dove natura e architettura dialogano in armonia.
La mattina: caffè, torte e vendemmia
Siamo arrivati verso le 9:30, accolti da caffè e torte — perché ogni avventura comincia meglio con un dolce. Poi subito tra le vigne di Tenuta Le Cave, a respirare terra e storia.
Mani nei grappoli, ceste piene, il sole addosso. Vendemmiare è faticoso, ma quando la pausa arriva con un panino alla soppressa locale e un calice di Borgoletto Soave DOC, capisci subito lo stile Fasoli Gino: semplice, elegante, fresco, di grande beva. È un vino che incarna l’essenza del Soave e la filosofia della cantina: leggerezza rinfrescante, ma con carattere.
Il pranzo: un viaggio nei calici (e nei piatti)
Poi ci siamo seduti a tavola, e lì è cominciato un vero percorso eno-gastronomico.
- Il tagliere di affettati locali lo abbiamo aperto con una magnum di Creaman Pas Dosé Metodo Classico, Garganega pura, 80 mesi sui lieviti, senza zuccheri aggiunti. Un vino pensato per gli amanti della purezza: bollicina fine, freschezza sbalorditiva, eleganza che non ha bisogno di trucchi.
- Con la gallina grisa della Lessinia e cipolla in agrodolce, abbiamo assaggiato uno dei bianchi più rappresentativi della cantina: Pieve Vecchia Bianco Veronese IGT. Garganega che unisce tradizione e innovazione, con uso sapiente del legno e una longevità sorprendente. Un vino di carattere, che regge benissimo piatti dalla struttura complessa.
- Sul risotto al parmigiano con riduzione di aceto balsamico abbiamo degustato il Valpolicella DOC La Corte del Pozzo, uno dei vini simbolo di Fasoli Gino: elegante, equilibrato, capace di esprimere al meglio la tradizione del territorio della Val d’Illasi. È un rosso che unisce immediatezza e profondità, e che rimane fedele allo stile classico della cantina. Per curiosità, e grazie alla generosità dei nostri ospiti, abbiamo avuto l’occasione di assaggiare anche il Valpolicella Superiore Tasi, nato in un vigneto speciale ricavato da un’ex cava di marna a 450 metri di altitudine. Qui il vino segue un percorso diverso: affinamento in cemento, aromi di frutta rossa fresca, beva scorrevole e vibrante. Un rosso che interpreta la filosofia biodinamica di Fasoli Gino, con una sensibilità più vicina al mondo dei vini naturali. Il confronto è stato illuminante: Corte del Pozzo rappresenta la solidità della tradizione, mentre Tasi porta in calice la sperimentazione e la ricerca di un linguaggio nuovo. Due anime diverse, entrambe autentiche, che convivono sotto lo stesso tetto.
- Poi il colpo da maestro: una selezione di formaggi Monte Veronese e affinati in fossa, serviti con il vino del centenario: Fasoli Gino 100 Rosso Veronese IGT. Un blend che raccoglie Corvina, Corvinone, Cabernet, Pinot Nero e Merlot, racchiudendo in un sorso l’identità e i cento anni di storia della cantina. Un vino monumentale, complesso, emozionante.
- E infine, la chiusura dolce con il San Zeno Bianco Veneto Passito IGT. Garganega vendemmiata tardi, ricca di zuccheri e di sole, trasformata in un passito elegante, complesso, che non stanca mai. Il compagno perfetto di formaggi e di una giornata che già sapeva di ricordo.
Fasoli Gino oggi: più che vino
Quello che ci ha colpito non è solo la qualità dei vini (indiscutibile), ma l’approccio globale:
- Sostenibilità vera: impianti fotovoltaici, recupero dell’acqua piovana, compost e concimazioni naturali, riduzione del gasolio, piantumazioni per rigenerare il suolo.
- Ospitalità: accoglienza in cantina, ristorante di livello, strutture immerse nel verde che non sono semplici “camere”, ma esperienze.
- Innovazione: progetti su vini Piwi, linee biodinamiche come Tasi, ricerca costante tra tradizione e futuro.
- Identità forte: etichette creative (avete visto l’oca in giacca blu del Valpolicella?), vini che non si limitano a piacere, ma parlano.
La sensazione finale
Abbiamo lasciato Fasoli Gino con la testa leggera (forse anche per qualche bicchiere di troppo, diciamolo) ma soprattutto con una certezza: il vino, quando è fatto così, non è solo bevanda. È cura della terra, è scelta etica, è memoria che diventa futuro.
Un brindisi a questi primi cent’anni. E, calice alla mano, agli altri che verranno.
📸 Le foto che trovate qui sopra raccontano meglio delle parole l’atmosfera della giornata. Noi intanto stiamo già pensando alla prossima vendemmia…











